Perchè non vediamo Dio?

Molte persone s'interrogano sull'esistenza di Dio, ma in quanti lo ricercano realmente e sanno dove farlo. Ogni religione afferma la propria Verità in merito, ma nessuna è in grado di dimostrare e vedere la sua esistenza, così come il metodo scientifico non è in grado che riconoscere come verità solo la propria osservazione, intraprendendo strade di conoscenze che sono ben lontane dal riconoscere l'esistenza del Divino. Cercare Dio al di fuori di noi stessi, nella realtà esterna è come cercare di vedere l'aria con i propri occhi, sappiamo che l'aria esiste e che possiamo anche sentirla, ma vederla è tutt'altra cosa, se non quando qualcosa fluttua in essa, in questo caso sappiamo che è l'aria a sospingerla, ma anche in questo caso l'aria non è visibile attraverso i nostri occhi.

Ci vogliono strumenti idonei per misurare ed identificare l'Aria, diversamente sappiamo che esiste ed agisce sulle cose del mondo, la possiamo spiegare e teorizzare, ma non possiamo vederla, la possiamo inspirare ed espirare, sentirla nei nostri polmoni, sentirne gli effetti, ma ancora non possiamo guardarla ad occhio nudo. Qualcuno potrebbe definire questo elemento in modo diverso, teorizzare concetti del tutto propri, ma ciò non può cambiare lo stato delle cose, così come l'Aria il Divino permette l'esistenza e permea la nostra presenza. Cercare di spiegare il Divino è come cercare di spiegare l'Infinito, lo possiamo fare solo considerando la nostra percezione del finito, perchè questo è il solo linguaggio che possiamo impiegare, è l'unica vera comprensione di cui la logica è dotata, l'infinito non ha un limite e questo concetto spaventa le nostre menti che sono abituate a muoversi attraverso schemi precisi e limiti definiti. Imparare a nuotare in una piscina è una cosa, farlo nel mare o un'oceano è del tutto diverso, tanto più se l'oceano non ha confini e neppure orizzonti, come possiamo comprendere tale esperienza se siamo così abituati a vivere in spazi limitati e definiti nei confini. Come possiamo fare ipotesi ancor prima di creare esperienze che allargano i nostri confini della mente? Ampliando le scale degli strumenti di misurazione con cui cerchiamo di misurare ciò che è infinito? sempre che si possa misurare?

Forse il vero strumento e la vera unità di misurazione siamo noi stessi, noi esseri viventi, in quanto particelle di Dio, siamo dunque anche i suoi occhi? In una unità infinitamente piccola? Perchè non potrebbe essere così? In fondo siamo fatti della stessa sua natura, dentro e fuori di noi risplende la nostra Anima, che è una particella infinitesimamente piccola della natura del Divino,ciò non ci rende perfetti, perchè la nostra natura egocentrica ci mette in antitesi con la coscienza superiore, ampliando la nostra percezione di dualità definita dalla nostra natura umana che è parte del progetto terrestre e che si impegna nella sua esperienza di vita a ricercare la propria natura divina in tutte le cose. Quando ad osservare le cose sono più occhi, la prospettiva di osservazione si amplia, ed ogni cosa viene osservata in modo più completo, senza tralasciare elementi presenti che diversamente possono essere ignorati, anche da un osservatore più acuto, questo può significare un'unica cosa, ossia che occorre osservare anche negli altri la natura Divina, e lavorare insieme affinchè tale natura si evidenzi nel mondo. Nell'unità egocentrica l'osservazione del Divino è diametralmente opposta all'osservazione che avviene da una prospettiva dell'Anima, quando l'Anima è in comunione con altre Anime e con sè, l'ego svanisce per lasciar spazio all'unione tra le anime o l'unione con il Divino, questa fusione consiste in uno Yoga spirituale. In questa dimensione che va oltre alle barriere del corpo e della mente, è possibile sperimentare la natura del Divino e dunque la nostra natura, quando ciò avviene con altre anime,la presenza si evidenzia in modo esponenziale. L'identificazione e la rappresentazione di Dio quale immagine paterna, il cui compito è giudicare le nostre azioni appartiene alla convinzione archetìpica del padre di famiglia, che punisce i propri figli a causa delle loro azioni sbagliate, oppure premia i meritevoli accudendoli nella propria casa e discriminando gli altri figli disubbidienti , anche se essendo padre comunque quest'ultimi saranno perdonati, proprio per effetto della natura di padre e di infinito Amore.

In una fiaba tutto questo avrebbe un senso, ma la nostra vera natura e la realtà assume un carattere ben diverso, anche se tendenzialmente scegliamo di ignorare totalmente le nostre esperienze da un punto di vista dell'anima, e continuiamo a vivere la vita come il frutto di un misterioso volere superiore, il che non è del tutto sbagliato, ma vivere in questa dimensione totalmente immersi nelle classiche abitudini che ignorano totalmente la propria natura divina ci rende ciechi della presenza di Dio. 

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